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Dicono di NoiValentina Capone il ritorno al futuro con la fibra di canapa

Trentaquattro anni appena compiuti, determinazione da vendere e la forza delle idee che nascono dalla consapevolezza che cambiare si può, si deve, Valentina Capone coltiva canapa a San Felice a Cancello e guida Hemp Farm Lab, laboratorio agricolo che con la canapa sativa ha cambiato il modo di guardare ad una pianta che è stata ricchezza per secoli del territorio e che poi è caduta in disgrazia.

«Il nostro laboratorio – spiega Capone nasce dalla consapevolezza che attraverso la Canapa Sativa si possa realizzare concretamente un modello di sviluppo economico e territoriale alternativo e sostenibile.Puntiamo sulla ricerca, sullo sviluppo e sull’innovazione».

La riscoperta di una produzione che per secoli ha rappresentato la base economica in terra di lavoro.

Giovane, giovanissimo, il suo team di lavoro nel nome della tradizione ma con i piedi e la testa profondamente impiantati nel futuro. La canapa è stata la ricchezza, per secoli, di Terra di Lavoro. Offriva e offre infinite possibilità di sviluppo e sfruttamento. Un tempo ogni famiglia contadina, a marzo, la seminava e i primi d’agosto la raccoglieva, utilizzando le piante più robuste per ricavarne il seme e quelle più sottili per ricavarne fibre. Poi arrivarono la marjuana e lo spinello e fu l’inizio della fine perché nonostante esistano diverse varietà di canapa, quelle coltivate tradizionalmente in Europa per produrre tessuti (cannabis sativa) e quelle originarie dell’ Oriente contenenti i cannabinoidi responsabili dell’effetto psicoattivo (cannabis indica), finì tutto nello stritolatore del proibizionismo.

Nel 1975 quando fu insaprito il divieto della coltivazione della canapa indica furono messe in atto severe normative per la canapa tessile. Il settore fu del tutto abbandonato per poi rinascere, tra mielle difficoltà, ne lterzo millennio. Cofoondatrice della prima cooperativa agricola sulla canapa nata in Campania, Valentina Capone incontra qualche anno fa Rosa Borrelli, giovane architetta attenta ai temi green e sostenitrice di iniziative in capo di edilizia sostenibile. Due donne, due progetti, due storie che diventano una.

«La nostra sinergia ha dato vita ad un ambizioso progetto di filiera basato su processi produttivi sostenibili e in cui la società agricola si pone come un nodo di un network di realtà disposte a cooperare nel nome della sostenibilità e dell’innovazione come criteri guida comuni.»

Con loro Antonio Capone, Gian Maria Baldi e Domenico Schiavone. Abbiamo iniziato con varietà di canapa sativa monoica, la Uso 31, dedicata soprattutto al settore alimentare.

Poi siamo passate alle varietà dioiche, specialmente Eletta Campana e Fibranova, per specializzarci su produzione del fiore, adottare tecniche agronomiche particolare e specifiche, di rilievo, più costose è vero, ma capaci di dare maggiori risultati, anche in termini di dati, di informazioni, oltre che permettere di ampliare termini di paragone e confronto.

Una filiera corta che trasforma in loco la canapa raccolta e favorisce un sistema di cooperazione con altre realtà agricole, artigianali e industriali territorali ed extraterritoriali, «Mettendo in sinergia agricoltura artigianato e industria – dice fiera Capone – Hemp Farm Lab ha strutturato una filiera corta grazie alla quale le materie prime ottenute dalla trasformazione della canapa raccolta vengono declinate in una vasta e varia gamma di prodotti finiti nutraceutici, alimentari e cosmetici che coniugano tradizione e innovazione rigorosamente Made in Italy nell’ottica della tutela della salute dell’ambiente e dell’umanità».

Un lavoro di squadra che fonda la propria forza anche sulle sinergie create con molti enti di ricerca e dipartimenti universitari, tra questi il Crea di Caserta, il Cnr di Pozzuoli, il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali Biologiche e Farmaceutiche della “Vanvitelli”, il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Produzioni Animali e il Dipartimento di Strutture per l’Ingegneria e l’Architettura della “Federico II”.

Nel carniere due bandi vinti, uno nazionale e uno regionale per la realizzazione di ricerche e studi per l’immissione sul mercato di nuovi materiali e compositi innovativi a base canapa: il Progetto Ethos e il Progetto Prohempil. Poco tempo per la vita privata, vive con Domenico Schiavone ma l’idea di metter su famiglia è difficile per i ritmi e l’impegno richiesti dal lavoro. Vive ad Afragola, ha fatto studi classici e universitari per approdare al suo hashtag preferito #canaparivoluzione-verde che esporta in tutto il mondo.

La sperimentazione tra nuovi alimenti e collaborazioni con l’Università Vanvitelli e Aziende Farmaceutiche

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